Solo se rispettiamo le regole imposte dalla nostra evoluzione, e quindi dalla nostra genetica, possiamo vivere appieno un’esistenza davvero soddisfacente: sani, forti e magri, fino in età avanzata.

Tornare alle origini dell’uomo, ricominciare a cibarsi seguendo l’alimentazione degli antenati, quelli vissuti nel Paleolitico prima dell’avvento dell’agricoltura; sarebbe questo, l’unico modo per prendersi cura del proprio organismo, tenerlo lontano dalle malattie e allo stesso tempo ottenere una piena forma fisica.

Gli uomini del Paleolitico per i propri pasti dovevano accontentarsi di quello che la natura offriva nei differenti periodi dell’anno; la loro dieta era fortemente legata alla caccia e alla pesca ed erano in forma, magri e sani, come dimostrano le analisi effettuate sui loro resti. Studioso delle abitudini alimentari della preistoria, il nutrizionista Loren Cordian è uno dei principali sostenitori della tesi secondo la quale l’unico modo che l’uomo avrebbe per tutelare la propria salute sia quello di tornare a cibarsi degli stessi alimenti di cui si nutrivano gli uomini vissuti nell’età della pietra.

Alla base di questa convinzione la tesi secondo la quale il corredo genetico dell’uomo contemporaneo non sia poi così differente da quello dell’antenato paleolitico.  il DNA dell’uomo (e con lui la capacità di adattamento dell’organismo) negli ultimi 10 mila anni non sarebbe variato di molto, nemmeno dell’1%.

10 mila anni fa, dopo che per 4 milioni di anni il reperimento del cibo passava per la caccia, la pesca e la raccolta di frutta e vegetazione spontanea, l’uomo “inventò” l’agricoltura e l’allevamento.

Il conseguente sviluppo di tecniche di coltivazione e allevamento intensive, hanno determinato la disponibilità di alimenti non più selvatici ma “domestici” e la diffusione di cibi che durante il periodo paleolitico non erano conosciuti e quindi non facevano parte della dieta dell’uomo: latticini e cereali.

L’introduzione di cibi sconosciuti al metabolismo umano ha determinato, secondo i fautori della Dieta Paleo, un’alimentazione mal tollerata da un organismo che per millenni è stato abituato ad altro.

Più nello specifico: il DNA dell’essere umano e il suo corpo, “programmati” ad accogliere determinati cibi, avrebbero risentito negativamente del cambio di dieta. Questo, avrebbe determinato la comparsa di patologie come le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica e il cancro, mai riscontrate nell’età Paleolitica.

Sotto accusa, non sono solo le sostanze conservanti di derivazione sintetica o i surrogati del dolcificante, come l’aspartame, e neppure il cosiddetto “cibo spazzatura”,  Ad essere tassativamente vietati nella Dieta ancestrale sono anche alimenti che vengono comunemente considerati salutari e immancabili all’interno di una dieta corretta e bilanciata.

le percentuali di nutrienti introdotte con l’alimentazione nel corpo dell’essere umano rispetto alle abitudini paleolitiche sarebbero state completamente stravolte, determinando in epoca contemporanea uno squilibrio in favore dei glucidi, un aumento di alimenti contenenti grassi saturi  e una riduzione dell’apporto proteico.

La dieta ancestrale prevede invece che la dieta sia così strutturata: 20-35% di proteine, una percentuale variabile dal 20 al 40% di carboidrati e i grassi per una percentuale che varia dal 28 al 45%.

L’alimentazione contemporanea ha il suo fulcro nell’assunzione di carboidrati provenienti da cereali e loro derivati lavorati, come pasta e pane (50%); solo il 15% degli alimenti consumati sarebbe fonte di proteine e il 35% di grassi.

Il 55% delle calorie della dieta ancestrale, invece, deriva dall’assunzione di cibi proteici, solo il 45% da carboidrati e grassi, al contrario dall’ alimentazione odierna fortemente propendente al predominio dei carboidrati e dei cereali.

A ben vedere, la percentuale di grassi contemplata dalla dieta Ancestrale giunge anche a superare la quantità di lipidi introdotti con l’alimentazione odierna.

La differenza sta  nel tipo di grassi introdotti nell’organismo: la dieta dei nostri antenati, infatti, era ricca di acidi grassi come gli omega 3 ,contenuti nel pesce e nella frutta secca e povera di grassi saturi, dei quali invece sono ricchi gli alimenti maggiormente consumati nei paesi industrializzati come i cibi lavorati e i latticini, ma anche determinati tipi di carne.

Le alte percentuali relative alle proteine, invece, sono funzionali alla perdita di peso. Esse, infatti, accelerano il metabolismo e contribuiscono a far raggiungere prima il senso di sazietà aiutando il soggetto a mangiare di meno.

Le carni da prediligere sono quelle magre però, possibilmente la selvaggina: cibi proteici e con un basso apporto lipidico, infatti, aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo  nel sangue e la pressione sanguigna; in più questi sembrerebbero essere in grado di svolgere un’azione positiva nei soggetti affetti da diabete contribuendo ad abbassare i livelli di glicemia nel sangue.

Aspetto fondamentale della vita dell’uomo nel Paleolitico era il movimento, con la caccia che richiedeva notevoli sforzi a livello motorio. Per questo svolgere attività fisica per rendere ancora più efficace l’effetto della dieta. Sempre per emulare l’esperienza degli antenati vissuti nell’età della pietra, i o più credenti  sono soliti osservare un digiuno intermittente.

Quali cibi eliminare dall’ alimentazione? Qualsiasi genere di cibo che non fosse disponibile prima dell’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, è bandito.

Vietati,  i cereali, i formaggi e i tutti i cibi industriali; in quest’ultima categoria rientrano sia quelli comunemente identificati come “cibo spazzatura” che i derivati salutari di sostanze al di fuori dei dettami di questa dieta ritenute assolutamente salubri dai nutrizionisti.

Da eliminare dalla propria alimentazione sono anche gli zuccheri e ogni genere di sostanza contenente dolcificanti aggiunti o loro derivati come l’aspartame.

Via anche i prodotti dolciari, ovviamente, contenenti sia cereali che zuccheri. L’unica sostanza dolce ammessa  e’ il miele, ma con moderazione.

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